La Storia siamo Noi: Menchino Neri

Se ad Arezzo nasci Domenico in pochi giorni ti trasformi in Menchino, se poi giochi al pallone per tutti sei Menchino Neri, la più grande bandiera della nostra storia calcistica. Mentre Meroi appartiene ad un passato tra storia e leggenda, così come ancor prima i fratelli Pignattelli, Menchino rappresenta ancora il presente nella mente di tutti noi e, soprattutto, ha spaccato in due la storia dell’Arezzo, quel fatidico 9 giugno 1985, entrando di diritto nell’Olimpo del calcio aretino.

Quando si parla di Domenico Neri il pensiero corre veloce alla partita contro il Campobasso in un Comunale stracolmo di persone che aspettavano la vittoria per raggiungere una salvezza in una stagione così complicata.

L’imponderabile accade al minuto 65, quando l’arbitro assegna un calcio di rigore in favore dell’Arezzo e sul dischetto si presenta il capitano Neri, aretino e tifoso dell’Arezzo fin da piccolo, che vuole mettere un mattone sulla salvezza; il tiro è fiacco, il portiere lo respinge e Menchino si sente crollare il mondo addosso; non ci crede, piange, esce addirittura dal campo, mentre Nedo Settimelli in telecronaca lo consola: “…non è colpa tua Menchino, non è colpa tua”………poi i fotografi con una pacca sulla spalla lo rimandano in campo, Carboni scatta sulla fascia e guadagna un angolo. Palla dentro che viene respinta, Mangoni la ributta in mezzo e Menchino, il figlio di Arezzo, si inventa la rovesciata dei sogni con le lacrime agli occhi. Minuto 67esimo del 9 giugno 1985 il mito avvolge il Comunale e tutta Arezzo.

Menchino Neri, aretino doc, nasce a Sant’Andrea a Pigli; a 7 anni con la famiglia si trasferisce al Villaggio Gattolino e gioca il settore giovanile prima nella “Mazzola” e poi nell’Arezzo, facendo la trafila in amaranto, fino alla prima squadra.

Esordisce in serie B nell’Arezzo il 4 giugno 1972 (Arezzo-Sorrento 1-2 segnando la rete del momentaneo pareggio) e nel nel 1973  viene ceduto all’ Empoli, poi gioca 2 anni nella Massese e 3 anni a Reggio Emilia, fino a che nell’ottobre del 1979 torna in amaranto voluto fortemente da Giuliano Sili “……per me fu una gioia immensa”.

Menchino ha vissuto in amaranto i momenti più importanti e significativi della propria carriera ed ha indossato la nostra gloriosa maglia per ben 289 volte (253 presenze in campionato e 36 in Coppa Italia), che lo collocano al secondo posto assoluto degli alfieri amaranto, dal 1971 al 1973 e dal 1979 al 1987 con 37 reti all’attivo, e la vittoria della Coppa Italia del 1981 e del campionato del 1982.

Menchino era un gran giocatore! Era uno di quelli cui dando la palla tra i piedi, come si suol dire, la “mettevi in banca”. Nel calcio moderno si parlerebbe di un tuttocampista, perchè Menchino davanti riusciva a ricoprire qualsiasi ruolo. “Ero un centravanti arretrato, quello che oggi chiamerebbero il falso nove; tanto per rendere l’idea ai più giovani un giocatore alla Mancini, alla Baggio, ovviamente con le dovute proporzioni, ma che amava muoversi e giocare anche accanto ad una prima punta, tanto che ho avuto vicino grandi centravanti quali Gritti e Tovalieri”.(tratto da La Storia Siamo Noi del 12 settembre 2019 intervista a Menchino Neri)

Neri in amaranto è forse l’unica figura nella nostra storia ad essere stato giocatore, allenatore – ha guidato gli amaranto da subentrato a Benvenuto nella stagione 1990-91, tutta la stagione 1991-92 e l’inizio della stagione 1992-93 – e dirigente, avendo aiutato, come DS, Massetti nella stagione della ripartenza del 2010-11.

“La cosa più bella nella mia carriera calcistica è stata quella aver indossato questa maglia amaranto per tante volte, cui sono legato come fosse una seconda pelle, da aretino vero”(tratto da La Storia Siamo Noi del 12 settembre 2019 intervista a Menchino Neri)

Per noi tifosi amaranto Neri rappresenta l’emblema massimo del calciatore amaranto e la figura di riferimento tra i calciatori che hanno militato nell’Arezzo. E poi, il 9 giugno 1985 rappresenta la data, il goal, il mito assoluto della nostra Storia!!

La grandezza dell’uomo e del giocatore Domenico Neri la possiamo vivere ancora nell’intervista che ci ha rilasciato il 12 settembre 2019.

di David Bondi