La Storia siamo Noi – MANUEL PASQUAL

“Questa foto l’ho utilizzata nella mia lettera di addio al Calcio”. Basterebbe questa frase per capire l’importanza dell’Arezzo nella carriera di Manuel Pasqual (126 presenze in amaranto) e l’amore che lo lega ancora alla nostra città.

Quando e come sei arrivato ad Arezzo?       

Avevo cominciato la stagione al Treviso in serie C, ma la compagine veneta non credeva in me e, quindi, a gennaio 2002, si aprì l’opportunità di venire ad Arezzo e non me la lasciai sfuggire; con il senno di poi, è stata una scelta perfetta perchè tutto è partito da Arezzo. Arrivai in prestito e nella stagione successiva il presidente Mancini riscattò il mio cartellino dal Treviso, dove Osti e Garlini – attualmente dirigenti della Samp e dell’Inter – non credettero nelle potenzialità del sottoscritto.

Quale fu l’impatto con la città ed i tifosi?

L’impatto è stato normale perchè quando sono arrivato nessuno mi conosceva avendo giocato nei dilettanti del Pordenone e soltanto alcuni mesi a Treviso. Poi con il passare del tempo i tifosi e la gente hanno cominciato ad apprezzare le mie qualità ed il mio attaccamento alla maglia e si è creato un legame indissolubile.

Hai vissuto le prime due annate veramente difficili (8 allenatori in due anni) anche con giocatori importanti, perchè?

Nonostante ci fossero anche giocatori importanti, posso dire che regnasse molta confusione a livello tecnico e dirigenziale; ero, però, un giocatore molto giovane ed alcune dinamiche mi sfuggivano perchè pensavo soltanto ad allenarmi. Sono state stagioni difficili, anche se formative da un punto di vista tecnico ed umano e  ringrazio il DS Sabatini che decise di puntare molto su di me.

Poi la cavalcata. Faccio la solita domanda: pensavate di fare la C2?

La squadra era stata costruita per vincere il campionato di C2, poi mi ricordo che alla fine di una partita amichevole, arrivò un dirigente comunicandoci che, in seguito alla questione Fiorentina, avremmo partecipato al campionato di serie C1 e capimmo subito che avremmo lottato per vincere anche in C1 perchè, effettivamente era una squadra molto forte che, poi, vinse con merito il campionato.

Compagni a cui sei particolarmente legato.

Sono rimasto molto legato a Paolo Scotti (60 presenze e 2 reti in amaranto) che sento spesso e che ho avuto modo di incontrare diverse volte perchè fa il procuratore ed aveva alcuni giovani della sua “scuderia” ad Empoli. Sono rimasto in contatto anche con Marco Vendrame (85 presenze e 5 reti) che, oltretutto abita a Montecatini e che vedo spesso.

Che rapporto hai avuto con i tuoi mister?

Ho giocato ad Arezzo dai 18 ai 23 anni e, pertanto, essendo giovane avevo soltanto un rapporto professionale con gli allenatori, mentre i compagni più vecchi avevano maggiore confidenza con loro. Devo però dire che ognuno di loro mi abbia insegnato qualcosa che, poi, ho portato sempre con me per costruire la carriera; negli anni ho avuto modo di ritrovarmi e confrontarmi con Marino e con Somma che, tra l’altro, mi voleva portare ad Empoli nell’estate del 2004.

Mi piace fare una menzione particolare per Ferrari, che nel 2001/02 ha creduto in me e mi ha lanciato in C1 e per Beruatto che aveva puntato molto sul sottoscritto, facendomi diventare un titolare dell’Arezzo.

Che tipo di giocatore era Manuel Pasqual?

Era un giocatore di corsa e qualità, sempre pronto ad aiutare la squadra ed i compagni e che ha sempre onorato la maglia, non risparmiandosi mai.

La partita a cui sei più affezionato ed il goal che ricordi maggiormente.

Ti dovessi indicare una partita a cui sono più legato, avrei delle difficoltà perchè ho disputato con la maglia amaranto tante sfide importanti, ma negli occhi e nel cuore mi è rimasta la giornata della vittoria del campionato (Arezzo-Varese 0 a 0 del 25 aprile 2004) con lo stadio strapieno, la gente in festa e tutta la città colorata di amaranto.

Ho segnato pochissimi goal nell’Arezzo (3 ndr), ma mi ricordo piacevolmente la rete segnata su punizione a due in area contro la Pistoiese nell’anno di Somma (Arezzo – Pistoiese 1 a 0 del 15 febbraio 2004), anche perchè ero stato convocato nella nazionale Under 20 di serie C e fu una settimana piacevolmente particolare.

Il primo goal l’ho segnato contro la Reggiana (Arezzo-Reggiana 4-3 del 29 settembre 2002); fu una rete rocambolesca e me la ricordo bene perchè 3 minuti prima avevo preso un calcio in testa da un avversario e, quindi, al momento del rinvio del portiere, mi girai per non prendere un altra botta sul capo, alzai la gamba instintivamente colpendo la palla e segnai un vero “gollonzo”!!

(Pasqual ha segnato il suo terzo ed ultimo goal in maglia amaranto il 27 maggio 2004 nel ritorno della Supercoppa di Serie C Catanzaro-Arezzo 0 a 1)

Perche la stagione 2004/2005 fu così complicata?

Secondo me perchè la serie B era un campionato difficilissimo e non era semplice passare dalla C alla cadetteria. Poi avevamo cambiato mister e modo di giocare ed eravamo molto offensivi con De Zerbi, Abbruscato, Spinesi, oltre ad io e Teodorani a spingere sulle fasce; era una squadra spettacolare, ma poco equilibrata.

Però voglio precisare che per essere il primo di anno di B, nonostante la salvezza ottenuta all’ultima giornata, disputammo un buon campionato, anche con risultati importanti con squadre prestigiose.

E poi andasti a Firenze.

A gennaio 2005 alcune squadre di serie A si erano fatte avanti, ma il Presidente Mancini aveva resistito, promettendomi che a fine anno avrei scelto dove andare. Fui contento di rimanere e concludere la stagione perchè volevo salvare l’Arezzo e ci riuscii insieme a miei compagni; alla fine del campionato accettai la proposta della Fiorentina e venni ceduto per 6 milioni di euro.

Sei rimasto nel mondo del calcio? Vivi inToscana?

Una volta appesi gli scarpini al chiodo (a gennaio 2020), ho scelto di seguire la strada del commentatore TV con la RAI e mi sto trovando veramente bene perchè è un lavoro che ti permette di girare, confrontarmi con ex colleghi ed amici e parlare di calcio con professionalità e passione. Oltretutto, la RAI mi ha proposto di seguire sia le fasi finali dell’Europeo Under 21 sia le fasi finali di Euro 2020 e ne sono veramente orgoglioso.

In questo momento non ho intenzione di seguire un percorso nel mondo del calcio professionistico, ma collaboro con una squadra giovanile cercando di consigliare ed essere ad esempio dei più piccoli.

Dopo quasi 20 anni di professionismo in Toscana (Manuel ha giocato 4 anni ad Arezzo, 11 a Firenze e 3 ad Empoli), ho scelto di abitare in questa splendida regione e vivo a Firenze.

Cosa ha rappresentato per te l’Arezzo?

Arezzo è stato l’inizio della mia carriera. Se la società amaranto non fosse stata disponibile ad investire su di me, non so se avrei avuto un percorso del genere, anche perchè a Treviso nessuno voleva veramente puntare sul sottoscritto. Da un punto di vista calcistico ed umano sono molto riconoscente ad Arezzo.

Ho un vincolo particolare che mi lega ad Arezzo, dove sento e frequento ancora – Covid permettendo – tanti amici che ho conosciuto fuori dal campo e che sono diventate persone di riferimento nella mia vita.

Segui l’Arezzo e cosa pensi del momento attuale ad Arezzo

Seguo l’Arezzo anche perchè negli anni alcuni miei ex compagni, specialmente ad Empoli, sono venuti a giocare in amaranto, come Zappella, Piu e mister Dal Canto, che allenava la primavera empolese.

Mi dispiace tantissimo vedere gli amaranto in questa posizione di classifica e spero che riescano a salvarsi per poi poter puntare alla B, serie che una città ed una tifoseria così meritano.

Aneddotto

Sono legatissimo allo spareggio playout di Carrara del 2002 che ci permise di ribaltare il risultato dell’andata e rimanere in C (26 maggio 2002: Carrarese-Arezzo 0:3 Amore, Aglietti e Testini). Al ritorno ad Arezzo, nel piazzale ci aspettavano i tifosi che ricordo ci portarono via tutto; mi toccò tornare a casa senza scarpe!!

Quando parli con persone del calibro di Manuel Pasqual ti accorgi dell’importanza dei valori e dell’educazione che ti trasmettono fin da piccolo e che tutti dovrebbero avere e conservare. Nonostante la sua grandissima carriera (le 356 presenze in maglia Viola lo collocano al quinto posto assoluto nella storia della Fiorentina), ha sempre mantenuto quella semplicità che ce lo ha fatto amare, quando neanche 20enne arrivò in amaranto.

Non entro nell’aspetto tecnico perchè tutti lo conosciamo, ma mi soffermo sull’uomo Manuel Pasqual che ci ha trasmesso tranquillità, oltre all’amore per il suo lavoro e per il calcio e, soprattutto, ci ha fatto sentire il forte vincolo che ancora lo lega all’Arezzo. Grazie Manuel e Forza Arezzo!!!!

di David Bondi