Alò che s’arbeve – Trasferta di Pistoia

La Piazza del Duomo di Pistoia – Foto da VdV

Domenica tutti a Pistoia a sostenere l’Arezzo! Sì,  ma prima andiamo in trattoria a mangiare le specialità del posto e poi, perchè no a visitare qualche opera d’arte. Pistoia, è la città nascosta, dietro le sue tre storiche cinta murarie, stretta tra le colline e gli appennini, e quasi volutamente rimasta nell’ombra, tra Firenze e Lucca. Eugène Müntz diceva: i pistoiesi, gente schiva che forse non ama abbastanza la propria città e comunque non l’ha mai valorizzata come merita. Chi va a girellare per Pistoia si accorge invece di una gran quantità di testimonianze artistiche. Imprescindibile è entrare nel Palazzo Pretorio costruito nel 1368, dove la corte interna è decorata da un grande affresco, con gli stemmi dei podestà che coprono le pareti e il soffitto. Nella facciata del Palazzo Pretorio sono incastonati numerosi stemmi in terracotta, marmo e pietra, in questa zona è anche consigliata la visita in una delle più antiche strade della città, “Via degli orafi” (che non sono quelli aretini) che accoglie molti negozi di artigiani ed edifici belli in stile liberty, fino a spingersi tra vicoli medievali con trattorie, piazzette irregolari e prestigiosi palazzi muniti di piccole case-torri.
Bello da vedere Il Duomo di San Zeno che risale al XII secolo in splendido stile romanico, che fa parte di un grande complesso con il campanile a sinistra. Un tempo torre di guardia longobarda, è il gotico Palazzo dei Vescovi del XI secolo con la sua bella loggia fronteggiante il Battistero di San Giovanni in Corte. Dietro il battistero e parallela a Via degli Orafi, da vedere la pittoresca Piazzetta della Sala sede del mercatino orto-frutticolo, con il suo famoso Pozzo del Leoncino; da segnalare anche il vecchio Ospedale del Ceppo, celebre per i fregi di Della Robbia in terracotta vetrificata posti sul loggiato, terminato nel 1359. Tutto sembra essere ancora armonicamente su misura e corrispondente al detto: Pistoia è una città che si sente aristocratica ma senza esserlo.
Per mettersi a sedere a mangiare alla scoperta dei sapori, bisogna sapere che i piatti tipici provengono per lo più dalla tradizione montanara dell’appennino pistoiese, dai carbonai dell’Abetone che scavalcavano a piedi i boschi impervi dell’appennino per andare a vendere il carbone di contrabbando in Emilia Romagna. La cucina è dunque legata ai prodotti dei boschi di faggio con nomi tipici: la “zuppa del carcerato “(piatto del 1860) una zuppa fatta con brodo e pezzi di carne, pane raffermo, pecorino e burro, la polenta coi funghi porcini, le penne alla Larcianese, l’inzimino zuppa in umido con trippa e bietola, la farinata con le leghe è una prelibatezza della cucina povera, che dovete assolutamente assaggiare, le leghe non sono altro che striscioline di cavolo nero, i tordelli pesciatini al sugo scappato, i maccheroni di San Jacopo all’anatra.
Come secondi sono consigliati: la cioncia di Pescia che è un classico piatto povero, è uno stufato del muso di vitello (naso, guancia, coda), l’arrosto morto, con carni miste cotte in teglia con aglio salvia e limone, il biroldo, insaccato, legato in salsicciotti di circa 20 cm di lunghezza, che viene cotto e, una volta raffreddato, viene tagliato a fette, il fritto di maiale con puré di ceci, le scaloppine all’abetone, il peposo dell’impruneta che è uno stracotto molto saporito. Nei contorni: il fagiolo di Sorana Igp è un pregiato legume che prende il nome dalla zona di Pescia dove si coltiva e dove se ne producono solo pochi quintali l’anno, la patata bianca del Melo, è un’altra ricercatezza più autentica, è un prodotto bio per definizione. Per gustare alcune di queste delizie io consiglio: la Trattoria La Bettola, in via Porta San Marco 69 e per annaffiare queste specialità ordinate una bottiglia di Chianti Montalbano DOCG vino rosso rubino, intenso, che offre al naso note di frutta matura a bacca rossa, in particolare di mora, con tenui sentori di viola mammola su un sottile sottofondo vegetale di frutti di bosco. Al palato si presenta morbido, rotondo ed equilibrato, di corpo intenso fine ed elegante.

Confetto di Pistoia – Foto da discoverpistoia.it

Per i Dolci è sempre viva la tradizione del Confetto di Pistoia, un’esplosione di sapori che non dimenticherete facilmente, è una di quelle leccornie assolutamente da assaggiare, un confetto particolare preparato a mano (tondo, bianco, e spinoso, a forma di riccio, con anice, arancio candito, coriandolo, mandorla, bacca di cacao, nocciola, e noce).

Tipici poi sono i famosi Brigidini di Lamporecchio proprio così, i brigidini che tutti sicuramente avrete sgranocchiato da bambini nelle sagre almeno una volta nella vita, cialde molto friabili, aromatizzate, con quel velo dolce dal sapore inconfondibile di anice.

Brigidini di Lamporecchio – Foto da lorenzovinci.it

Un altro biscotto davvero particolare sono le cialde di Montecatini a forma di cerchio e di dimensioni notevoli, la cialda ha un doppio strato di wafer croccante e un ripieno di mandorle tritate e zucchero. Buona è anche la torta coi Becchi, una crostata di pastafrolla e di bietole, impreziosita dai profumi di cannella, noce moscata, pinoli scorze di arancia e limone. Ma il vero prodotto dolce del territorio è la farina di castagne, ricavata dalle tante castagne che si raccolgono nei boschi della montagna. La farina è la base della torta di castagnaccio(farina di castagne, pinoli, uvetta e rosmarino), dei necci con la ricotta, una sorta di crèpes a base di farina di castagne cotte su tradizionali piastre accompagnati da ricotta nostrale di pecora; ancora con la farina di castagne si prepara il Berlingozzo, un ciambellone tipico.
Pistoia ha una sua Chocolate Valley, un territorio che vanta la presenza di maestri cioccolatai famosi nel mondo e che hanno vinto premi internazionali: Arte Cioccolato Catinari ad Agliana, Cioccolati Slitti a Monsummano e Signorini cioccolateria a Quarrata. Da riportare come Souvenir un assortimento firmato di creme, cioccolatini e tavolette. Poi dopo la partita, qualche bizzarro tifoso amaranto può fare una scappatella a Montecatini in uno dei molteplici ed erotici night clubs e, per festeggiare la vittoria dell’Arezzo, bere un drink insieme alle splendide bionde, ragazze russe che galleggiano nei locali della sensuale città termale. Sempre e comunque Foorza Arezzo, vinci per noi! 

A cura di Mourigno